Le polemiche sul legame con la Cina
Navi Pillay, magistrata sudafricana di 85 anni e recente vincitrice del Premio Nobel per la Pace, è finita al centro di un acceso dibattito internazionale. Come riportato da secoloditalia.it, sono emerse rivelazioni riguardanti il suo passato ruolo di vertice presso un ufficio delle Nazioni Unite. L'accusa principale riguarda la presunta condivisione di informazioni sensibili con il governo di Pechino: nello specifico, l'ufficio da lei diretto avrebbe fornito alle autorità cinesi le identità di alcuni dissidenti.
Queste indiscrezioni hanno sollevato dubbi sull'opportunità del riconoscimento ricevuto, creando una frattura nell'opinione pubblica internazionale proprio a pochi giorni dalla consegna del premio, avvenuta nella settimana precedente al 15 ottobre 2026.
Lo scontro con gli Stati Uniti e la CPI
Oltre alle ombre sul rapporto con la Cina, Pillay ha assunto una posizione di netta contrapposizione rispetto alle politiche di Washington. In un'intervista concessa a La Repubblica e ripresa da ilfattoquotidiano.it, la giurista ha definito le sanzioni statunitensi contro la Corte Penale Internazionale (CPI) come «illegali, negative e crudeli».
Secondo la Nobel, tali misure restrittive rappresenterebbero una forma di ritorsione politica. Pillay ha ipotizzato che l'atteggiamento dell'amministrazione americana sia dettato dal fatto che l'ex presidente Donald Trump non abbia ricevuto il prestigioso riconoscimento norvegese. Anche video.corriere.it ha confermato la fermezza della giurista nel condannare le sanzioni alla CPI, sottolineando il profilo di una figura definita «intrepida» ma capace di suscitare forti irritazioni in Israele e negli Stati Uniti per le sue posizioni in Medio Oriente e sulla giustizia internazionale.
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