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Il Tar del Lazio annulla l'estradizione dell'hacker Khlynovskiy verso gli Stati Uniti, ottobre 2026

Avvenimento del 19 ottobre 2026Verificato su più fonti ufficiali

Il Tar del Lazio ha annullato il decreto con cui il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aveva autorizzato l'estradizione verso gli Stati Uniti dell'hacker kazako Roman Yuryevich Khlynovskiy. Secondo quanto riportato da Repubblica · Cronaca, i giudici amministrativi hanno ritenuto inadeguata la valutazione ministeriale, poiché non preceduta dalla necessaria consultazione con l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale e il Dis. L'uomo è accusato dalle autorità americane di aver compiuto attacchi informatici su vasta scala.

Testo generato con l'ausilio di intelligenza artificiale e sottoposto a revisione prima della pubblicazione (Reg. UE 2024/1689, art. 50).

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La decisione del Tar del Lazio

Il tribunale amministrativo regionale del Lazio ha bloccato il provvedimento di estradizione emesso dal Ministero della Giustizia nei confronti di Roman Yuryevich Khlynovskiy, cittadino kazako accusato dalle autorità degli Stati Uniti di essere un esperto informatico coinvolto in attività di blocco di sistemi digitali. Come riportato da quotidiano.net, l'annullamento del via libera precedentemente concesso dal ministro Carlo Nordio impedisce, allo stato attuale, il trasferimento dell'uomo oltreoceano.

La vicenda legale si inserisce in un contesto di cooperazione internazionale per il contrasto al crimine informatico, ma ha sollevato questioni procedurali e di sicurezza nazionale che hanno spinto i giudici amministrativi a intervenire sulla legittimità dell'atto ministeriale.

Le motivazioni: sicurezza nazionale e consultazioni obbligatorie

Il fulcro della sentenza risiede nella carenza di approfondimenti tecnici e strategici prima della firma del decreto di estradizione. Secondo la ricostruzione di repubblica.it, i giudici del Tar hanno giudicato "inadeguata" la valutazione compiuta dal Ministero della Giustizia.

In particolare, la corte ha evidenziato che, data la natura del profilo dell'accusato — un hacker che avrebbe persino offerto collaborazione alle autorità italiane — il Ministero avrebbe dovuto consultare preventivamente gli organismi preposti alla tutela della sicurezza cibernetica e dell'intelligence nazionale. Nello specifico, è stata rilevata la mancanza di un confronto con l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) e con il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis).

La questione è stata definita dai magistrati come una "questione di sicurezza nazionale", suggerendo che le competenze tecniche dell'hacker e le informazioni in suo possesso avrebbero richiesto un esame più approfondito circa l'opportunità del suo trasferimento in un'altra giurisdizione, valutando i potenziali rischi o benefici per l'interesse dello Stato italiano.

Fonti ufficiali

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