Revisione costituzionale
Procedura speciale per modificare la Costituzione. Richiede doppia approvazione di Camera e Senato e, in alcuni casi, può essere sottoposta a referendum confermativo.
Spiegazione
La revisione costituzionale è disciplinata dall’articolo 138 della Costituzione. Non segue il procedimento ordinario delle leggi comuni, perché modificare la Costituzione significa intervenire sulle regole fondamentali della Repubblica. Per questo il percorso è più lento e richiede maggioranze più solide.
Ogni Camera deve approvare il testo due volte, con almeno tre mesi tra la prima e la seconda deliberazione. Nella seconda votazione serve almeno la maggioranza assoluta dei componenti. Se il testo ottiene i due terzi in entrambe le Camere, la riforma viene promulgata senza referendum. Se invece ottiene solo la maggioranza assoluta, può essere richiesto un referendum confermativo da un quinto dei membri di una Camera, 500.000 elettori o cinque Consigli regionali.
Il referendum confermativo non ha quorum: conta la maggioranza dei voti validi. Questo lo distingue dal referendum abrogativo, che invece richiede la partecipazione della maggioranza degli aventi diritto.
Contesto italiano
In Italia le riforme costituzionali sono spesso al centro di scontri politici molto forti: Titolo V nel 2001, riforma Renzi-Boschi nel 2016, taglio dei parlamentari nel 2020. Il punto non è solo “cambiare o non cambiare”, ma capire quali equilibri vengono modificati: rapporto Stato-Regioni, ruolo del Parlamento, forma di governo, garanzie costituzionali.
Un buon modo per valutare una riforma è chiedersi: semplifica davvero? concentra troppo potere? lascia controlli sufficienti? è scritta in modo chiaro? ha un consenso largo o solo contingente?
Fonti ufficiali
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